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Lo Stato dei Presìdi non fu mai uno Stato sovrano, non ebbe mai una dinastia regnante propria e tanto meno
ebbe rappresentanze ufficiali proprie: nacque come possedimento diretto della corona di Spagna e fu
amministrato dai Viceré del Regno di Napoli, a sua volta sotto il dominio spagnolo dal 1503 poi quello
austriaco due secoli dopo, infine dal 1735 dal Regno di Napoli e di Sicilia.

Il territorio era costituito da quattro presidi di cui Orbetello fu il centro principale. Gli altri furono Talamone, la
cui giurisdizione militare comprendeva Collecchio, Banditella, Saline e una piccola parte della spiaggia della
Giannella; il presidio di Porto Ercole, che controllava la porzione sud-orientale del Monte Argentario, fino a
Terrarossa e Maddalena, l’istmo della Feniglia e l’isola di Giannutri; ed infine il presidio di Porto Longone
istituito nel 1604 nelle coste orientali dell’isola d’Elba.

Con la guerra di successione spagnola (1700-1713) si giunse al primo dei decisivi rivolgimenti politici che lo
Stato dei Presìdi ebbe a subire: occupato dagli austriaci insieme al Regno di Napoli, i Presìdi vennero a loro
assegnati dai trattati di pace di Utrecht (1713) e Rastatt (1714). Dal 1707 al 1733 venne amministrato quindi
dagli Asburgo e retto dai loro viceré.
Nel 1733 venne rioccupato dagli spagnoli come prodromo della conquista borbonica delle Due Sicilie e, di
seguito alla guerra di successione polacca, dal 1736 fu annesso al Regno di Napoli: fu formalmente soppresso
con un decreto di Ferdinando IV il 16 gennaio 1796, con il quale fu integrato nel demanio del Regno assieme
al ducato di Sora.
Rimase a Napoli fino alla pace di Firenze (28 marzo 1801), in virtù del quale i Presidi furono ceduti alla
Francia, che li destinò al regno d’Etruria. Quest’ultimo ebbe vita breve:

in seguito al Trattato di Fontainebleau (23 ottobre 1807) i Presìdi (come peraltro tutta la Toscana) furono annessi alla Francia.